Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano/Scritti del secolo XVI

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SCRITTI


DEL SECOLO XVI.


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Quanto più la lingua degl'Italiani soggettata a regole grammaticali si andò distendendo, tanto meno si adoperò nelle scritture quella de' vernacoli usati nelle varie loro Provincie; ma siccome sta ne' dialetti quella ricchezza di modi espressivi e di voci rappresentative che meglio della lingua comune atti sono a dipignere il brio de' pensieri e i più vivi sentimenti dell'animo, così a quella quasi sola sfera di componimenti in cui n'è largo il campo, si confinò l'uso del viniziano Dialetto. L'Eloquenza, la Poesia, la Drammatica si trattarono con buona riuscita. È grande peccato che non sieno sino a noi pervenute quelle Aringhe che pronunziarono un G. Giorgio Trissino ed uno Sperone Speroni ne' Magistrati, e [p. 54 modifica]che ha fatte in Senato un Gritti, un Contarini 1.

Miglior fortuna ebbero le opere figlie della fantasìa, essendosi colla stampa conservati libricciuoli più o meno dalle Muse inspirati. Riporterò qualche rozza Canzone popolare, ed un leggiadro Poemetto nel quale è cantata una Guerra di Pugni. Altro si vedrà poi di più felice vena in cui Naspo bizaro colorisce i suoi amori per Cate Biriota; [p. 55 modifica]indi un Canto dell'Ariosto ricorderò felicemente voltato nel nostro dialetto; indi qualche Canzone composta per esaltare le geste e le vittorie della Repubblica; una così detta Caravana in cui non pochi gentili spiriti vi si trovano raccolti per mandare lirici concenti. In fine si vedrà registrato quel Canzoniere di Maffeo Venier ad immortalare il nome del quale basterebbe la spiritosa sua parodìa fatta al Petrarca nella celebre Canzone detta la Strazzosa.

Nella Commedia, arte rinata in Italia sul finire del decimoquinto secolo, ma perfezionata nel susseguente, togliendo a modelli Aristofane, Plauto, Terenzio, s'introdusse il parlare de' Mimi che riuscì assai grato per essersi posti sulle scene personaggi che dialogizzavano ne' varj dialetti degl'Italiani. Bella gara è stata allora tra Ruzante o Agnolo Beolco padovano e Andrea Calmo veneziano; e le belle [p. 56 modifica]Commedie del Beolco scritte in lingua rustica padovana, e quelle del Calmo scritte nel nostro vernacolo hanno chi parla eziandio il bergamasco, il bolognese, il napolitano, il siciliano. Lo stesso toscano scrittore Giambatista Cini, nella rara sua Commedia intitolata la Vedova, impressa in Firenze, 1569, in 8. introdusse il napolitano, il siciliano, il bergamasco. Nè contento un qualche nostro scrittore de' soli nazionali dialetti, dettò eziandio componimenti ne' quali volle contraffare il parlar degli Slavi, de' Greci, de' Tedeschi frammischiato col veneziano, distinto essendosi in ciò il veneziano Antonio Molino.

Le altre scritture in prosa pubblicate nel presente Secolo XVI che a me è riuscito di esaminare, si riducono ad una nuova serie di quelle Leggi che i Crociati dettarono quando furono conquistatori nell'Oriente, Leggi fatte volgarizare [p. 57 modifica]dall'antico francese dal doge Andrea Gritti. Abbíamo qualche libro di Lettere capricciose scritte da Andrea Calmo surriferito e da Vicenzo Bellando, nè qui tralascio di ricordare anche quella Novella del Boccaccio, il Re di Cipri, che nel Dialetto nostro, ed in quello delle altre contrade italiane ha inserito il Salviati ne' suoi Avvertimenti.

Non è mio proponimento di parlare di opere che giacciono manoscritte; ma per la sterminata loro mole dimenticare, non voglio i Diarii di Marino Sanuto figlio di Leonardo, che in cinquant'otto volumi in foglio stanno in copia nella Marciana. L'Opera che di quest'Autore si legge nel Rerum Italicarum Soriptores ec. è stata dall'editore ridotta a lezione italiana; ma ne' Diarii suddetti la lingua e lo stile sono in quel rozzo italiano che più veramente s'accosta al veneziano vernacolo. Qualche [p. 58 modifica]squarcio tolto da questi Diarii ci ha già dato il Morelli nelle Notizie di Opere di disegno ec. e così pure fecero il Cicogna nelle Iscrizioni Veneziane, ed il Bettio ne' Cenni sui Diarii di Marin Sanuto pubblicati in Venezia, 1828, in 8.



I. Lamento di pre Agustino messo in Cheba e condanato a pane et acqua. Senz'alcuna data, (1518) In.8.vo. Opuscolo di car. 4.

Quest'Opuscolo, esistente nella Marciana, è senza data, di car. 4; e contiene: Il Lamento della Femena di pre Agustino, qual si duol di esser viva vedendolo in tante angustie. Nel frontispizio vedesi una Gabbia quadrata appesa ad una trave che sporge fuori da una finestrella alla metà del campanile di S, Marco. Dopo il Componimento si aggiugne al fine una Barzelletta in dialetto bergamasco.

Il Gallicioli, sì benemerito delle Memorie Venete Antiche (Vol. I. p. 260), cita una Cronaca Erizzo la quale nota, che nell'aprile dell'anno 1518 “Pre Francesco da s. Polo d'anni 30 circa, fu preso per sodomita e posto in cheba al campaniel de s. Marco, e vi stete fino al dì [p. 59 modifica]primo luglio” ec. Non può veramente dirsi che le querele messe in bocca di pre Agostino sieno in dialetto veneziano, ma v'ha un miscuglio di veneziano e italiano. Vediamone un picciolo saggio:

 Qual sorte, qual destin, qual stela o fato,
Qual celeste ira e qual divin flagelo
In questa Cheba m'ha chiuso e serato?
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
 Qua ben creder se può che d'ogni vizio
Si chiama in colpa chi vi sta rinchiuso!
Oh crudel mio destin, oh duro ospizio!
 Mi porgono il mangiar per un sol buso
Con l'acqua che mi dan 'n vece di vino.
Or con ragion il mio peccato acuso;
 E più mi duol che ogni sera e matino
Da meggio dì, e a tute quante l'ore
Mi chiaman i fanciui: o pre Agustino?
 Mi danno alcuna volta tal stridore
Che son costreto de pissarli adosso
Per isfogar alquanto el mio dolore ec.

Di altro Opuscoletto senza data in 8.vo, ed impresso coi caratteri stessi dell'antecedente, intitolato; Frottole nuove de Lazaro da Crusola. Con una Barzeletta et alcune Stanze a la schiavonescha et due Barzelette a la bergamascha. Cosa da ridere, giova qui trascrivere una delle Barzelette in dialetto. Il Lettore non immagini di trovar la poesia delle scuole. I Canti popolari non sono che la espressione di [p. 60 modifica]naturali sentimenti, che non tralasciano per questo di essere oggetto di studio e di osservazione.

          Mi son tanto inamorao
    In dona Nina mia vesina
    Che me dà gran desciplina
    Che me vedo desperao.
Gnao bao, bao gnao
Mi son tanto inamorao.
          Mi me senta tanti afani.
    (Tuti i porto per so amore!)
    Che par proprio che sia cani
    Ch'al mi cor fazza brusore;
    Che da tute quante l'ore
    Mi me sento passionao.
Gnao bao, bao gnao
Mi son tanto inamorao.
          Quel so cor par propio pezza
    De formagio marzolin.
    Ela sempre me calezza
    Come fussi fantolin.
    Quando ho abù qualche quatrin
    Ela sempre m'ha cavao.
Gnao bao, bao gnao
Mi son tanto inamorao.
          Maladeto chi g'ha vogia
    Da intrar in amoranza,
    Che mi sento tanta dogia,
    Che par ch'abia un buso in panza,
    Che par propio che sia lanza
    Che 'l mio cor ha trapassao.
Gnao bao, bao gnao
Mi son tanto inamorao.

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          Maladeto el Dio d'amor
    Che una frezza me g'ha trato,
    E mi sento gran dolor
    Propio come fussi mato!
    Maladeto sì de fato
    Quando amor mi g'ho portao.
Gnao bao, bao gnao
Mi son tanto inamorao.
          Se no fusse per paura
    Sarìa forza me mazzesse
    Per sta cagna traditura
    Che me fa tante promesse.
    Po' m'ha tolto mia braghesse
    Che me vedo desperao!
Gnao bao, bao gnao
Mi son tanto inamorao.
          No ghe posso pi cantar,
    Che me vedo tuto storno,
    Che me sento consumar
    Propio come legna in forno.
    Maladeto sia quel zorno
    Ch'i so ochi mi ho scontrao.
Gnao bao, bao gnao
Mi son tanto inamorao.
          Ela sempre m'ha promesso
    De volerme contentar;
    Quando mi ghe vago apresso
    Ela mai no vol parlar,
    Maladeto sia so' par,
    E putana che ha cagao.
Gnao bao, bao gnao
Mi son tanto inamorao.

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2. La guerra de pugni fra Castelani e Nicoloti. Dell'anno 1521.

Sotto questo titolo è un Poemetto in ottava rima di cui non conosco edizioni anteriori ad una di Venezia, per Giacomo Vincenti, 1603, in 12, fatta per cura di certo uomo il quale s'è nascosto sott'il nome di Comogolo di Stentai Mazorbian, scrivendo nel Proemio, che lo imprimeva dopo d'averlo fatto esaminare da uomini giudiziosi et eccellenti che lo hanno innalzato tutti a trombe e a piffari, e celebrato più che no se fa el Morgante Maggiore, el Petrarca e Olimpio da Sassoferrato. Emendatane la lezione si ristampò nel Vol. Primo della mia Collezione de Poeti Venezian. Ven. Tipogr. d'Alvisopoli, 1817, in 16.

Le guerre de' pugni presso i Veneziani ebbero un altro Cantore in Basnatio Sorsi, di cui si dirà appresso.

Per non far vanto di merci che non sono di nostro fondo piacemi qui avvertire che nella Bibliografia di Brunet si registra il seguente poema: Libro di battaglia chiamato Passamonte, Ven. 1514, in 4, soggiugnendo che ce Poeme romanesque est écrit en idiome vénitien; ma il Compilatore della Bibliografia de' Romanzi {Milano, 1829, in 8.vo) ch'era in possesso [p. 63 modifica]di un'antecedente edizione di tal Poema fatta in Venezia, pel Sessa, 1506, in 4.to, così notò: „Erra il Brunet quando asserisce che questo Poema sia scritto in dialetto veneziano: ha solo qualche parola in tale dialetto la quale si deve forse attribuire al copista dei Codice od allo stampatore”.

3. L'alta Corte, le Assise et le bone Usanze del Reame de Hyerusalem. In Venetia, in la Stamparia di Aurelio Pincio Venetiano, 1535. In fol.

Di questo rarissimo libro sta un esemplare in Carta grande nella Marciana. Altro esemplare prezioso in Pergamena sta nella Librerìa della Famiglia Querini a Santa Maria Formosa, ed uno pure in Pergamena esisteva nella Biblioteca d'Harley e fu venduto a Londra nel 1749.

Nel fine della Prima Parte si legge: Le Assise de l'Alta Corte del Regno de Hierusalem et Cipro, tradotte de francese in lingua italiana d'ordene de la Serenissima Ducal Signorìa de Venetia, per me Florio Bustron, così comandato da li clarissimi Signori Rectori di questo Regno de Cypro, come nodaro de li Magnifici Deputati a la ditta traductione. L'ordine in [p. 64 modifica]fatti al Notajo Bustron di Cipro è stato dato con Ducale di Andrea Gritti del dì 3 di marzo 1531, al quale tempo appartiene la versione presente. E' divisa in due Parti, e sì dell'una che dell'altra si fece una ristampa ne' Volumi Secondo e Quinto della Raccolta: Leges Barbarorum ec. Venet, 1784, Vol. 5, in fol. Riporterò due Capitoli, uno tolto dalla Parte Prima, uno dalla Parte Seconda, perchè si conosca che il Notajo di Cipro assai meglio s'intendeva del Dialetto veneziano che della corretta lingua italiana, e perchè s'abbia almeno un'accennatura di quelle Leggi che i Crociati dettavano a' tempi delle loro conquiste in Oriente.

Parte prima, Cap. CXXV. Come i Cauaglieri deueno esser armati che combatteno per sassinamento etc.

Li Cauaglieri che combatteno per sassinamento o per homicidio, deueno combater a piedi et senza scuffia, et esser tosati a la rotonda, et uestiti de ueste uermiglie, o sopraueste, o camise de cendado uermiglio, curte fin al zenochio, et le maniche curte fino al brazzo; et hauer calce rosse de panno o de seda a coprirse et non più; et una targa che se chiama charazze, che sia più grande di lui mezo [p. 65 modifica]pie, ouer un palmo, in la quale habia do busi de comune grandeza, a cason chel possa ueder il suo aduersario per queli busi; et deue auer una lanza et due spade, l'una cinta che habia la fodra tagliata fino a le cenge et l'altra atachata al suo schudo, tal che la possa hauer quando sarà bisogno ec.

Parte seconda, Cap. cxix. La pena de colui che disponzela una uergine senza saputa de chi lha in gouerno.

Sel auien che un homo prende una uergine et la disponzela o per uolontà de la garzona o per simplicità, senza il consentimento di suo padre o madre o di coloro che lhano in custodia; sel padre o la madre o gli parenti che lhano in custodia uoleno hauer rason da colui che la disponzelata, et ello è di tal conditione che gli conuiene, la deue tuor per moglie; et se non uoleno et è homo che ha poder, la si diè far monaca, et tuto quel che la badessa dimanderà per acetarla et per uestirla, colui glel deue pagare, et oltra di ciò resta ne la mercè de Dio et del Signor de la tera obligato a quel che merita uno che comete uiolentia ne la tera daltri; et se tutto ciò non piace a li parenti de la garzona, o a colui che lha in [p. 66 modifica]custodia, o se colui non ha tanto chel possa far quanto hauemo dito de sopra; ouero se non è de la conditione che meriti la garzona, ma sia di pegiore et di mal afare, la rason comanda che a coluí, o sia cauaglier o borgese, o che si sia, deba esser tagliato el membro uitale et bandito fuor de la tera doue ha facto el mancamento per uno anno et per un giorno, et tutto el suo deue esser alarbitrio del Signor de la tera per dreto et per l'assisa.

4. Calmo, Andrea, Discorsi piacevoli et ingeniosi compresi in più Lettere ec. Venezia, pel Cesano, 1550, In 8.vo.

Un Libro solo dì queste Lettere erasi pubblicato in Venezia, Comin da Trino, 1540, in 8. S'impressero poi i Piacevoli et ingeniosi Discorsi in più Lettere compresi, e nella lingua antica volgare dechiariti; Venezia, Comin da Trino, 1547, e con un'Aggiunta impressa nel 1548, in 8.

Nella suddetta edizione dell'anno 1550 sono le Lettere divise in tre Libri, a' quali poi s'aggiunse il seguente che forma il Quarto Libro: Supplemento delle piacevoli ingegnose Lettere ec. di Andrea Calmo; Venezia, Stefano degli Alessi, 1552, in 8. E' necessario avvertire che di questi [p. 67 modifica]Libri si fecero varie ristampe, ma sotto diversi titoli. Sotto quello di Piacevoli et ingeniosi Discorsi ec. è altra edizione di Venezia, degli Alessi, 1554, in 8. E' intitolata Cheribizzi una stampa di Venezia, 1559, in 8. Col proprio nome di Lettere si trovano poi le meno antiche ristampe; e tale si è una di Venezia, 1563, in 8. in Libri tre; altra di Venezia, Pincio, 1572, in 8. in Libri quattro; altra di Trevigi, Zanetti, 1601, in.8.; ed altra pure di Venezia, 1610, in 8.

Andrea Calmo nacque in Venezia verso il 1510 da un barcajuolo, il quale volea avviarlo allo stato ecclesiastico, il che servì ad ottenergli una buona instituzione. Chiamato dall'indole sua a tutt'altra carriera, grandemente si distingueva nel canto, e passando poi al teatro, meravigliosamente riusciva nel personaggio di Pantalone. Accintosi a divenire scrittore nel patrio Dialetto pubblicò prima d'ogni altra cosa le presenti Lettere, che non mancano di sali, di arguzie e di lepori; ma 'l ciel ci guardi da quelle contenute nel quarto Libro, tutte d'argomento amoroso e indiritte a donne ideali. La Loro lettura è mera perdita di tempo, il che a ver dire non è delle antecedenti, le quali ci danno raccolta la familiare corrispondenza dal Calmo tenuta con Lodovico Dolce, con Paolo Giovio, con Girolamo Parabosco, con Pietro Aretino, con Jacopo Tintoretto, con [p. 68 modifica]Antonfrancesco Doni. Molte d'esse Lettere sono dirette a veneti patrizj, fra' quali v'ha Federico Badoer, ed una è scritta al gran Michelagnolo Buonarroti.

—— dello stesso, Rime Pescatorie ec. Venezia, Giovambatista Bertacagno, 1553. In 8.vo.

Non Rime Pescatorie, ma Canzoniere sarebbe il più acconcio titolo di queste Rime, poiché vi si leggono Sonetti, Stanze, Capitoli, Madrigali, Disperate, Canzoni, Epitafj d'argomento diverso da' pescatorj; e le Rime Pescatorie si confinano ad alquanti Capitoli. Havvi eziandio un Comento a due Sonetti del Petrarca, ed ogni cosa sempre dettata nel veneziano Dialetto. Meritò, ed ebbe questo Canzoniere varie ristampe. Sono a me note, una di Venezia, Sigismondo Bordogna, 1559, in 8.; altra di Venezia, 1561, in 8.; altra di Venezia, Ventura Salvador, 1583, in 8. col titolo: Le bizzarre faconde et ingeniose Rime ec.; ed una col titolo di Opere diverse di mess. Andrea Calmo; Trevigi, Fabrizio Zanetti, 1600, in 8.

—— Egloghe Pastorali. Venezia, per Giovambatista Bertacagno, 1553. In 8.vo.

Si trovano di queste Egloghe ristampe di Venezia, 1558, in 8; di Venezia, 1559, [p. 69 modifica]in 8; di Venezia, de Farri, 1561, in 8. Stanno pure nella sopraccitata raccolta di Opere diverse di Andrea Calmo; Trevigi, Zanetti, 1600, in 8.

Sono quattro allegre Egloghe, o a meglio dire quattro giocose Farse nelle quali diverse persone parlano in varj Dialetti. Non sono in terza rima sdrucciola composte, come appajono dall'andare che ad ogni tre versi fa l'Autore a capo, ma in verso sciolto, e possono dirsi un primo tentativo della pastorale drammatica; sicchè non a torto l'Allacci le registrò nella sua Drammaturgìa. Oltre al Dialetto veneziano havvi il rustico padovano, il bergamasco, e l'italiano corrotto da' Dalmatini.

commedie del calmo.

Andrea Calmo fu autore eziandio delle Commedie che ora si registreranno, e delle quali era talvolta recitatore sì perfetto e mirabile che in una lettera scrittagli da Girolamo Parabosco nel Carnovale del 1548, in cui si congratula degli applausi che riceveva, si dice: Le genti montando le mura del loco dove sete, rompendo porte e passando canali, e d'alto smontando, si pongono a periglio di mille morti per poter solamente godere una sol ora la dolcezza delle vostre parole. [p. 70 modifica]

—— La Spagnolas, Commedia di Scarpella bergamasco ec. Vinegia, al segno di S. Mosè, 1549. In 8.vo.

Taluno prese equivoco giudicando uno Scarpella autore di questa Commedia, la quale, colla giunta d'un Proemio, si ristampò in Venezia, per Stefano degli Alessi, 1555, in 8. Si conoscono altre ristampe di Trevigi, Domenico Cavalcalupo, 1558, in 8.; di Venezia, 1561, in 8.; di Venezia, 1588, in 8, e di Trevigi, colle Opere diverse del Calmo, 1600, in 8. Graziosi Dialoghi vi sono, oltre al viniziano, anche nel dialetto rustico, nel bergamasco, e nel tedesco corrotto.

—— Il Saltuzza, Commedia. Vinegia, per Stefano degli Alessi, 1551. In 8.vo.

Una sola ristampa è a mia cognizione, fatta colle surriferite Opere diverse del Calmo; Trevigi, Zanetti, 1600, in 8. Male fecero alcuni Bibliografi scrivendo la Saltuzza in luogo di il Saltuzza, ricevendo la Commedia il suo titolo da un villano, il cui nome è Saltuzza, Anche in questa Commedia v'hanno personaggi che parlano in varj dialetti, ed è tutta dettata in prosa. [p. 71 modifica]

—— La Pozione, Commedia. Vinegia, per Stefano degli Alessi, 1552. In 8.vo.

V'hanno ristampe di Venezia, Domenico Farri, 1560, in 8; di Venezia, 1561, in 8; e colle Opere diverse del Calmo, Trevigi, 1600, in 8. N'è curioso il Prologo scritto colle storpiature del parlare de' Greci che frequentavano Venezia; ed è poi in quattro Atti, ognuno de' quali formato da una sola Scena.

—— Fiorina, Commedia. Venezia, per Stefano degli Alessi, 1552. In 8.vo.

Si conoscono ristampe di questa Commedia, ch'è in tre soli Atti in prosa, fatte in Venezia, 1553, in 8.; in Venezia, 1557, in 8; in Venezia, 1561, in 8.; in Venezia, 1565, in 8, e colle Opere diverse del Calmo in Trevigi, 1600, in 8.

—— La Rodiana. Commedia. Venezia, per Stefano degli Alessi, 1553. In 8.vo.

Si attribuì questa Commedia ad Angelo Beolco detto Ruzante, e si stampò parecchie volte ora sotto il nome del Calmo, ora sotto quello di Ruzante. V'hanno edizioni [p. 72 modifica]di Venezia, Domenico Farri, 1561, in 8.; Venezia, 1565, in 8.; Venezia, 1584, in 12.; Vicenza, 1584, in 12.;e Vicenza, 1598, in 8. Il Calmo nella dedicazione al conte Ottaviano Vimercato si lagna del plagio imputatogli, ed asserisce non solo essere sua, ma averla egli medesimo fatta per la prima volta rappresentare in Venezia nell’anno 1540, indi in Trevigi. Questa legittimità non gli venne contrastata dal Zeno, dall’Allacci e da’ migliori Bibliografi.

——Il Travaglia, Commedia. Venezia, per Stefano degli Alessi, 1556. In 8.vo.

Si ristampò in Venezia, Domenico Farri, 1561, in 8., e colle Opere diverse del Calmo in Trevigi, 1601, in 8.

Sono cinque Atti in prosa, e v’hanno personaggi diversi che parlano ne’ corrotti loro Dialetti: tali sono un mercadante raguseo, un pedante bergamasco, una greca ruffiana ec. Questa è la sesta ed ultima Commedia che si conosce del Calmo, il quale finì di vivere il dì 5 febbraro 1571.

5. Clario, Benedetto, Il primo Canto de Orlando Furioso in lingua venetiana. In Venetia, per Agustino Bindoni, 1554 In 8.vo. [p. 73 modifica]

Due differenti versioni in dialetto veneziano si hanno di questo primo Canto; la presente cioè, e quella fatta da Anonimo autore, che si legge nella Raccolta intitolata la Caravana, impressa l'anno 1575. Della versione del Clario ecco la prima Ottava:

4Le fie, l'amor, i zovenoti armai,
Le cortesìe, el despiaser ve digo
Che fu in quel tempo che vene i soldai
In Franza a castigar el so nemigo;
Tuti vegniva con le spade a lai
Drio de Agramante, che giera un intrigo,
Per vendicar la morte da un de Troja
Che fu squartao per assassin dal boja.

Una versione fatta da Anonimo de' tre primi Canti del Furioso trovasi pure in lingua rustica padoana, e venne impressa in Venezia, per Egidio Regazzola, 1572, in 8. con dedicazione a monsignor Guido Antonio Trivisano, fatta dallo Stampatore Regazzola, il quale osservò che questa lingua rustica non ha da esser giudicata inferiore alla greca e alla latina, perchè ha le sue parole proprie a tutte le cose significative, numerose, tonde, sonore, e fino quasi tutte le stesse lettere che hanno quelle due; le desinenze, se sono in vocali, la fanno simile alla toscana ch'è tanto soave e delicata; se in consonanti, la fanno corrispondere alla greca e alla latina, che sono tanto illustri e celebri. Non [p. 74 modifica]dispiacerà di udire la prima Stanza anche di questa versione contadinesca:

Le femene, i cavaggi armè, gi amuori,
I piasere e bagurdi a vuo' cantare:
Que è stò a quel tempo quando i Turchi e i Muori
Trar frezze in Franza vene oltra del mare
Per annar drio la rebba, e batticuori
De Ragomante, que hea zurò so pare
D'inzuriar la morte d'un Trogian
Que fò squartò, e pò magnò da i can.

Nelle Giunte alla Bibliografia de' Romanzi ec. Milano, 1831, in 8. (p. 373) si registra il seguente libro: Le Semplicità over Goferìe de' Cavalieri Erranti contenute nel Furioso: Et raccolte tutte per ordine per Bartolomeo Horiuolo Triuigiano et descritte per lui in lingua di contado. (senz'alcuna data, ma dal 1560 al 1580) in 8. carattere corsivo. Non conoscendo io quest'opera, non so che cosa per lingua di contado si debba intendere.

commedie di ruzante e di altri.

6. Beolco, Angelo, detto il Ruzante, Commedie. Venezia, Gio. Bonadio, 1565. in 8.vo.

Eransi prima molte volte separatamente impresse e pubblicate queste Commedie, [p. 75 modifica]e dopo la edizione suddetta si ristamparono unitamente ad Orazioni, Lettere e Dialoghi in lingua rustica in Vicenza, Giorgio Greco, 1584, in 8, ed altra volte ancora.

Degli Scrittori in dialetto rustico non è mio scopo di fare registro, ma siccome in quasi tutte le famigerate Commedie di Ruzante si trovano introdotti Interlocutori che parlano altri Dialetti, e specialmente il veneziano, così non ho voluto ommettere di qui indicarle, e di registrare eziandio qualche altro drammatico Componimento in cui il Dialetto veneziano è introdotto, come sono i seguenti:

Gl'Intricati, Favola pastorale di Alvise Pasqualigo. Venezia, Francesco Ziletti, 1551. In 8.vo.

"Quest'Opera fu dall'Autore composta mentre si trorava in reggimento a Zara, come si scrive nella dedicatoria al conte Pietro Porto; ma non so per quale motivo il frontispizio si trovi in quasi tutte le copie lacerato. Il componimento è di suo fondo una Pastorale, e nella Quarta Scena dell'Atto Quarto v'ha un Eco; ma ad ogni modo v'è introdotto un Graziano che parla il dialetto bolognese, un Calabaza spagnuolo che parla la materna sua lingua, e altre cose comiche vi si fanno. Il verso è endecasillabo scielto, e dove [p. 76 modifica]l'Autore parla in sul grave, parla assai bene" (Quadrio)

Opera nuova, nella quale si contiene il Maridazzo della bella Brunettina, sorella di Zan Tabari Canaja de Val Pelosa, e una Villanella Napolitana in Dialogo, con un Sonetto sopra l'Agio (Aglio) ec. In Verona, per Bastiano e Giovanni dalle Donne. Ristampata in Brescia, 1582. In 8.vo.

"Opera primariamente in lingua bergamasca tessuta, ma vi sono poi introdotti dentro i linguaggi francese, spagnuolo, napolitano, romano, fiorentino, bolognese, mantovano e veneziano" (Quadrio).

Aurora, Favola pastorale di Ottavio Brescianini Bresciano, detto il Chimerico. Padova, Lorenzo Pasquati, 1588. In 8.vo.

"Il Prologo di questa Commedia è in nome di un Dottore bergamasco che parla il suo dialetto, come pure fa Zamberlino personaggio della Favola, ed altro personaggio introdottovi col nome di Grettolo veneziano, che pure parla nel [p. 77 modifica]dialetto suo. Tutta la Favola è in cinque Atti in terza rima, con i Cori, ed è dall'Autore dedicata al celebre Giureconsulto padovano Marco Mantova.” (Mazzuchelli).)

Il Tradimento Amoroso, Comedia nova non meno piacevole che ridiculosa di Biagio Maggi; Padova, Bolzetta, 1604. In 8.vo.

In questa Commedia, la cui scena è in Padova, e padovano n'è l'autore, sono introdotti due Bari che usano del loro gergo, ed altri personaggi che parlano nel dialetto veneziano, nel rustico padovano ec.

I falsi Dei, Favola pastorale piacevolissima di Ercole Cimilotti Estuante, Accademico Inquieto. Pavia, Giambatt. Rossi, 1619, in 12.mo); e Venezia, Alessandro de Vecchj, 1630. In 12.mo.

”Amendue queste edizioni tono ristampe di questa veramente lepida Favola, dove sono introdotti il Pantalone, il Burattino, il Graziano, il Zanni ec. È in verso sciolto di undici sillabe, ma di tre soli Atti. In breve è un guazzabuglio” (Quadrio). [p. 78 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/78 [p. 79 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/79 [p. 80 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/80 [p. 81 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/81 [p. 82 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/82 [p. 83 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/83 [p. 84 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/84 [p. 85 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/85 [p. 86 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/86 [p. 87 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/87 [p. 88 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/88 [p. 89 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/89 [p. 90 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/90 [p. 91 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/91 [p. 92 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/92 [p. 93 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/93 [p. 94 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/94 [p. 95 modifica]

12. Belando, Vicenzo, detto Cataldo, Lettere facete e chiribizzose ec. In Parigi, appresso Abel l'Angelieri, 1588. In 12.mo.

Il contenuto di questo rarissimo libricciuolo è annunziato nel frontispizio così: Lettere facete e chiribizzose in lengua antica venitiana, et una a la Gratiana, con alcuni Sonetti e Canzoni piasevoli venitiani e toscani, e nel fin trenta Villanelle a diversi Signori e Donne Lucchesi et altri. El tutto composto e dao in luse da Vincenzo Belando sic. dicto Cataldo. Sono le Lettere in prosa vernacola indirizzate a varj personaggi di Francia e d'Italia, come lo sono pure alcuni Sonetti con la coda che stanno impressi al fine d'ogni Lettera, ed altri Componimenti ora in dialetto ora in toscano co' quali si compie il volume. È da meravigliarsi come s'abbia a leggere nell'ultima carta un Privilegio del Re del giorno 27 febbrajo 1588 per la stampa di questo libro sì zeppo di porcherie da potersi accoppiare alle nefandità pubblicate dal Franco e dall'Aretino. Il Mazzuchelli registrò quest'opera, ed inoltre un Dramma del Solando intitolato: Gli amorosi inganni; Parigi, per David Gilio, 1609, in 12, nel quale Dramma, dopo il nome dell'Autore, aggiugne: soprannomato Cataldo Siciliano. La parola Siciliano non [p. 96 modifica]leggesi nella stampa delle Lettere suddette, dove spesso è ripetuto Cataldo soltanto; bensì la dedicazione di esse a Sebastiano Rametti ha la Sottoscrizione così: Vincenzo Belando Sic. detto Cataldo.




Note
  1. “L'Autore del libretto intitolato l'Avvocato, stampato del 1554, ed anche del 1586, del quale il celebre Marco Foscarini, alla Nota 54 del primo libro della Letter. Veneziana stabilisce autore Francesco Sansovino, nomina fra gli altri nostri celebri forensi oratori di quel tempo Camillo Trevisano, e Dionisio Contarini di cui io serbo qualche memoria particolare”. (V. Elogio di Cesare Santonini scritto da Giuseppe Fossati. Ven. 1794, in 8. vo; e sua Lettera al Bettinelli dell'Oratore scrivente e dell'Estemporaneo, Venezia, 1789, in 8. vo. Sappiamo da' biografi di Giovan Giorgio Trissino, che fra le sue scritture rimaste inedite havvi un'Aringa in dialetto recitata verso il 1530 nel Consiglio de' xl, e da quelli di Sperone Speroni che perorò egli pure in Venezia con Aringhe tanto eloquenti da poter salvare la vita ad un suo Congiunto. Avvertasi però che alcuni vogliono che quelle dello Speroni fossero dette in corretto italiano.
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