Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano/Scritti del secolo XVII

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SCRITTI


DEL SECOLO XVII.


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Ha nome infelice ne' fasti dell'amena letteratura il Secolo decimosettimo, ma non dovrebbe averlo a segno da meritarsi disprezzo senz'eccezioni. Quel vaniloquio fucato e ampolloso che dominò spezialmente nelle scritture uscite dall'Italia settentrionale, non iscorgesi in tutt'i componimenti, e ciò potrebbesi di leggieri conoscere se attesa l'arditezza e la erroneità delle massime non giudicassi di tralasciar d'inserire qui due Canzoni sull'Interdetto fulminato contra i Veneziani da Papa Paolo V. Una di queste Canzoni sta manoscritta in un vol. di Miscellanee della Marciana segn. 359. in 4.to, e l'altra è impressa nel libro: Controversia Memorabilis [p. 100 modifica]inter Paulum V. Pontificem Max. et Venetos etc. In Villa Sanvincentina apud Paullum Marcellinum sumptibus Caldorianae Societatis, Anno 1607, in 8vo. Quel clamoroso Interdetto ha tenuto in esercizio tante penne e in prosa e in verso, da potersi fare raccolta di non pochi volumi. Quando seguì la pace del Papa co' Veneziani, nel 1606, s'impresse sino in lìngua rustica vicentina un lungo componimento col titolo seguente: Scalpuoria de d. Lucio Marchesini, in sta lengua chiamò Cecon di Paravia da Monteselo, fata per la Pase stabilìa fra el Santo Padre e el nostro Paron Dose de Vegniesia, In Vicenza e in Pava, per Lenzo di Pasquiti (1606) in 4.to.

Di poesie vivaci, e che debbono alla naturalezza ed al ritmo il loro principal pregio, come sono quelle del cieco veneziano Paolo Briti, riporterò qualche saggio. Quelle Canzoni che si troveranno [p. 101 modifica]registrate, dette Sboraure di un Anonimo, que' Componimenti poetici di un Gnesio Basapopi, di un Basnatio Sorsi, di un Domenico Balbi, di un Bartolomeo Bocchini, del Gran Pescadore di Dorsoduro, e qualche Dramma, accrescono, è vero, la suppellettile delle volgari scritture veneziane, e sono buone miniere da cui trar fuori originali frasi non osservate e non registrate ne' nostri Vocabolarj; ma ad eccezione di sì utile scopo non varranno esse forse mai più a conciliarsi un leggitore sofferente.

Fu straordinario il prurito di scrivere Satire in questo Secolo, ed un Menzini, un Adimari, un Salvator Rosa debbono spezialmente a questo genere di poesia la loro rinomanza. Anche i Veneziani andarono allora contenti di averle nel loro vernacolo, e noi vedremo ricordati un Giovanni Querini, un Giovanni Agostino Businello, un Dario Varotari, un [p. 102 modifica]Padre Cacia ec., i quali sferzarono le costumanze dissolute de' loro tempi senza scrupoleggiar nella frase; ma eziandio queste Satire, confinate nel linguaggio della sola plebe, assai scarso plauso ottener possono presso i Lettori de' tempi successivi. L'opera di vera e grande importanza nel presente Secolo xvii dettata nel nostro idioma, è la Carta del navegar pitoresco di Marco Boschini, ne' cui Canti didascalici ottime massime pittoriche si racchiudono con facil vena insinuate al lettore da un poeta ch'era ad un tempo artista perito. Non senza plauso è stato accolto il Tasso stravestìo da barcariol di Tomaso Mondini, lavoro per cui io sarei assai men indulgente del dottissimo Pier Antonio Serassi che lo giudicò grazioso e piacevole; e piuttosto mi mostrerei proclive a preferirgli la Venezia in cuna co le Novizze liberae di Ersace Beldati, sembrandomi questo poema non isprovveduto [p. 103 modifica]di bizzarrie originali, di buone sentenze e di comparazioni felici.


i. Querini, Giovanni qu. Vicenzo. Rime Varie.

Quantunque io non mi sia proposto di citare Opere MSS. tuttavia essendo stato il Querini un fertile scrittore di poesie in Dialetto veneziano, ed un Codice della Marciana (Classe ix Cod. clxxiii) molte contenendone che meriterebbero di vedere la pubblica luce, piacemi di riportare qui per Saggio una Canzone da lui diretta ad un Zorzi de Zorzi ne' primi anni del Secolo XVII.

Canzone

Daspuò che 'l rasonar tropo avalìo
T'ha parso un puoco rio, dirò coverto,
Benchè credo per certo esser inteso.
     Tal no se vol fidar del fato mio,
5Che averà i puti drio; chè un cao sempr'erto
E sempre descoverto ha puoco peso.
Quel che stà teso teso, ha el nuodo in cima;
Chi vol star sempre a prima e andar col Zonto
Perde i so' soldi apunto. Se sta rima
10Par fata senza lima

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Atendi al senso e faghene bon conto.
Legno che sia ben onto amorza el fuogo;
El miel chiama le mosche, e i mati i puti;
Chi vol star sora tuti
15Spesso se truova in tel più basso liogo.
     Par che parla da ziogo, e digo el vero.
Andar dal pomo al pero, e senza nose
Voler tute le vose, ha del ventoso.
Dove posso me lozo, e sì no spero
20O 'l monte de san Piero, o l'esser Dose,
Chè m'ho fato la crose e dormo zoso.
No stago pò pensoso, chè so chiaro
Che chi no g'ha danaro in ogni caso
Vien menà per el naso, e un mal reparo
25Xe a dir: Mio pare avaro
Ha tre chiave sul scrigno. Ve le baso
     Cento veste de raso; e in ste contrae
Trenta case de stazio, e a le verdure
Quatro mile chiesure,
30Ve par cogionarìe da dir de istae?
Un pien de veritae, pien de schietezza
Sente gran alegrezza e gran contento,
Ma chi xe pien de vento ha le gran dogie;
Chi spende povertà per gran richezza,
35Pazzìa per saviezza, ha el nuodo drento
E de fuora el depento, e se ha le sogie.
Chi seguita le fogie e lassa el fruto
Spesso riman al suto, e chi se sgionfa
Resta de spade a ronfa. El fin fa el tuto.
     40Mi no so che costruto
Abia un che no g'ha pan, dir ch'el trionfa.
Una vessiga sgionfa fa gran schiopo
Con quel vento, e daspuò resta gnente;

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Cussì fa quela zente
45Che per cogionarìe se tien da tropo.
Tal vol desfar el gropo ch'el lo intriga;
E tal fuze la briga che lo trova;
Tal cerca roba niova e la tiol marza.
Per tuto ghe xe intopo, e chi sta in riga
50Ha la fortuna amiga, e se renuova
Co la zafata a pruova e co la squarza;
Ma chi la brava e squarza e no g'ha el muodo,
Navega per el vuodo, e sul più belo
Denota el so cervelo che no ha del sodo.
     55Fica pur ben un chiodo
Avanti che ti buti zo el martelo,
E mostrame un modelo, e case e campi,
Chè altramente no credo, e ogni parola
Che ti rasoni svola
60Senza fermarse, come el vento e i lampi.
No so perchè ti scampi; e povereto
Ti è pur senza un marcheto! Che pazzìa
Xe sta fantasia de far el grando?
Se Dio vol che te inciampi in tre Zaneti
65O quatro schieti schieti, i te faria
Andar per quela via che andete Orlando.
     Tiente un puoco a stagando co la testa,
Tuo' via spesso la cresta, e varda basso,
Nè te tor spasso de chi ha trista vesta;
70Questa xe la via, questa
De fuzir da ogni burla e da ogni arlasso,
Ma l'andar a compasso e schivar tuti
Che no sia monsignori, e vardar alto,
Farìa in tre zoti un salto
75Sta to grandezza far la festa ai puti.

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Atendi ben ai fruti, e lassa el resto,
E intendi bel el testo: Chi se infrasca
Zogiosi no g'ha in tasca altro che fumo.
     Semo adesso reduti a un certo sesto
80Dove che presto presto l'omo casca
Quando l'ha de la frasca; e me presumo
De dir rason a grumo, e de insegnarte,
Senza durar trop'arte, a la carlona
E da bona persona, alfin salvarte;
85Ch'el scriver tante carte
Co' tante bizarìe no me consona.
Te digo a la fè bona, e come amigo,
Per pura caritae, lassa da banda
Sta vanità sì granda,
90Altramente te vedo in gran intrigo.
     Sapi, che al tempo antigo, e al tempo d'oro
Inanzi el bucintoro, inanzi i frati,
Inanzi dei scarlati e cremesini,
No ghe gera Re Rigo, e Duca Moro,
95Papa, nè concistoro, nè prelati,
Nè monsignori, abati, nè chietini,
Ma spiriti divini, a chi acque e giande
Gera dolce vertudi, senza arzenti,
Nè sofitai i depenti, o case grande
100Dove se spende e spande;
Ogni omo gera aliegro, e no mancava
Quelo che bisognava a viver sani.
     Pur che l'omo sia sano, el puoco basta,
Ma el mato, che contrasta
105Co la natura, ha i so' disegni vani.

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2. Inzegneri, Anzolo, Versi alla Veneziana. Vicenza, per il Bresciano, 1613. In 12.mo.

Alle Rime dell'Inzegneri succedono quelle di M. V. (Maffeo Venier) che sono in molto maggior numero, e che per vero dire formano la più pregevole parte di questo libro.

Qualche Componimento in Dialetto veneziano dell'Inzegneri erasi anteriormente pubblicato tra le Rime nella corretta lingua italiana scritte dall'Autore, ed impresse in Bergamo, per Comin Ventura, 1604, in 4. Una piccola Scelta poi delle Rime dell'Inzegneri sta nel Vol. 2.do della Collezione de' Poeti Antichi in Dialetto veneziano. Ven., 1817, in 16.mo.

Il Quadrio registrò un'edizione di Vicenza, per Angelo Salvadori, 1617, in 12. soggiugnendo che nell'anno 1619 lo stesso Salvadori stampò un'Aggiunta col titolo: Aggiunta ai versi alla Veneziana di bellissime Poesie raccolte per il Signor Remigio Romano. A me non riusc di poter esaminare quest'edizioni, ma mi venne alle mani una Raccolta di brevi poesie assai pregevole, fatta dallo stesso Remigio Romano, in cui si trova qualche Canzonetta in veneziano. E' intitolata: Raccolta di bellissime Canzonette musicali e moderne di Autori gravissimi nella Poesia e [p. 108 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/108 [p. 109 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/109 [p. 110 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/110 [p. 111 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/111 [p. 112 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/112 [p. 113 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/113 [p. 114 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/114 [p. 115 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/115 [p. 116 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/116 [p. 117 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/117 [p. 118 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/118 [p. 119 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/119 [p. 120 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/120 [p. 121 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/121 [p. 122 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/122 [p. 123 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/123 [p. 124 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/124 [p. 125 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/125 [p. 126 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/126 [p. 127 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/127 [p. 128 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/128 [p. 129 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/129 [p. 130 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/130 [p. 131 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/131 [p. 132 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/132 [p. 133 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/133 [p. 134 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/134 [p. 135 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/135 [p. 136 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/136 [p. 137 modifica]Pagina:Serie degli scritti impressi in dialetto veneziano.djvu/137




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