Amor materno nel dialetto veneziano/1

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Qualità del testo: sto testo el xe conpleto, ma el gà ancora da vegner rileto.


[p. 11 modifica]Care ste mie raìse1
el mio tesoro
vita mia
andemo in nana le mie vìssere,2
vien qua, el mio ben
la mia creatura - creatura de Dio
anema mia - anema santa - anema giusta
el mio coco - còcolo - cocolin - cocolon3
che scafete che la fa la mia cocòna4
el mio inoçente5
siestu inanzolao6 la mia stela
la mia colona - colona de la mia casa
la mia zogia - el mio zogièlo
[p. 12 modifica]el mio cuor - el mio coresin
i mii oci - oci del mio cuor! - luse dei mii oci!
sangue mio
le mie mèole (il mio midollo)
la mia spienza7
care le mie vergogne
el mio ànzolo - el mio anzoleto - anzoleto de Dio8
el mio San Zuanin9
[p. 13 modifica]el mio presèpio
el mio leon de San Marco
el mio tuto ti xe
el mio bàgari - bagarìn - bagarèlo - bagaròto10
el mio putin - puteleto
cossa te fali, fantolin - fantolin de la Madona
[p. 14 modifica]fa nana, benedeto - benedeto da la Madona11
bambin de Dio, ecola qua la mama - bambin Gesù
la mia speranza - speranza del mio cuor
el mio bàgolo12
el mio zogàtolo
el mio piàvolo
el mio buratin
el mio pantalon - el mio brighela - el mio trufaldin - el mio arlechin
caro quel bombon
la mia spumiglia
vien, el mio belo - la mia belezza - la mia bela belezza
caro quel sol
caro quel splendor
la mia maravegia
caro el mio firmamento
vien qua, el mio paradiso
velo qua13 el baston de la mia veciezza
caro el mio bisù! Proprio me bìscola el polmon a vèdarte!14
[p. 15 modifica]caro quel sbasucion
la mia partìcola
el mio bombon
cara la mia galantarìa
la mia alegrezza
el mio rosèr15
el mio fior de primavera
la mia romana16
cara la mia spia17
caro el mio rufianon - el mio rufia undese18
caro el mio bastardon
cara sta fegura porca
el mio brigante ti xe19
el mio strigon ti xe20
caro quel sassin
bondì el mio bogia
el mio sbiro
benedeto el mio naton d'un can
care le mie strazze21



Note a cura de l'autor
  1. Radici. E siccome la radice è la parte più vitale della pianta che le attrae i succhi nutritivi della terra, pensa un po' quanta efficacia in questa espressione!
  2. Visceri. Il bambino è per la madre come se fosse tutti i visceri suoi; o che potrebb'essere più suo di così?
  3. Coco abbreviat. di còcolo. Cocolar vale far carezze, tener carissimo.
  4. È quel raggrinzamento della bocca, anzi di' pure dell'intera faccia che vedi nel bambino quando s'accinge per le prime volte all'impresa del pianto.
  5. Apposi la cediglia sotto la lettera c in questa e in tutte le altre parole, in cui la c va pronunciata come una s.
  6. Che tu sia incielato, benedetto! Questa terminazione in ao è del veneziano antico, ma la cogli ancora ne' pressi di S. Marta.
  7. Milza.
  8. È più adoperato comunemente nel senso di bambino morto. «Lo vèdelo dotor, el mio povero anzoleto!» m'esclamava una madre additandomi il suo morticino. «L'è andà via tuta la note coi so anzoleti» narravami un'altra fra i singhiozzi, per dirmi ch'avea delirato, ch'era stato l'intera notte tra gli angioletti suoi compagni, presentendo, povera donna, che se ne sarebbe ito ben presto in paradiso. E la meningite ve lo mandò difatti il giorno appresso. — (Leggi anche la nota seguente).
  9. San Zuanin dicono il bambino subito dopo battezzato alludendo a S. Giovanni; di qua anzi el compare de San Zuane, ch'è il compare di battesimo. Potrebbe altresì riferirsi ai bambini vestiti da piccoli S. Giovanni (San Zuanini) un tempo in grand'uso nelle solenni processioni del Corpus Domini, dove venivano mandati seminudi, coperti in parte con pelli d'agnello, e conducenti per mano un agnellino fornito di nastri celesti. Talvolta i San Giovannini, essendo d'età tenerissima, erano portati in braccio, ed anche allora colla mano destra tenevano legato l'agnello mediante una cordicella, e nella sinistra una crocetta: al collo ed alle braccia gioielli, perle, collane, e sulla testa un'aureola a mo' dei Santi. L'uso in seguito divenne abuso, se prestiam fede al seguente Decreto (17 luglio 1607) del Guardian Grande della Scuola di S. Rocco che puoi leggere nella erudita Illustrazione che scrisse di detta Scuola l'egregio nostro Ab. Nicoletti (Venezia tip. Visentini 1885): «Sapendo il sig. Guardian Grande che il giorno del Corpus Domini vien fatta una spesa di duc. 60 per far alcuni Angioli che entrano in Processione della nostra Scuola, i quali non solo vengono fatti come antiquitus si osservava da fanciulli e da fanciulle, ma da figliuole mature et per le quali si sono anco introdotti diversi mangiari con disordini ed altri sconcerti, e perchè anche dalle altre grandi scuole furono levati. L'anderà parte che mette il Magn. Mis. Pietro Bon nostro onorevole G. G. che sia del tutto levato il far Angioli, come prima si faceva nella solennità del Corpo di Cristo e questo per levar molti inconvenienti che potria succeder et anco per sparagnar altre spese che si fanno superfluamente. — Di sì 23 - di no 3 — fu presa.» Dopo tal epoca se i San Giovannini non sparirono affatto, divennero però assai più rari; tanto è vero che la Giustina Renier Michiel, quando descrive quest'imponentissima processione (Origine delle Feste Veneziane Venezia tip. Alvisopoli 1817 - 1827) non ne fa il più piccolo accenno. Furono poi assolutamente proibiti dal Sinodo Diocesano Veneto del 1866, essendosi ritenuto peccasse di scandalo lo spettacolo di que' bambini più o meno nudi: ma ne vedi taluno anche adesso nelle processioni che in tal ricorrenza vengono fatte in Cannaregio, all'Angelo Raffaele e a Castello. —
    Ora, tornando a noi, crediamo più probabile che col San Zuanin detto dalla madre al bambino ella si riferisca al compare a ingrazionirselo sempre più; perchè quel benedetto compare de S. Zuane se ha fatto le cose a modo «apena avisà che la sposa ga partorìo, el gavarà mandà una strica de carne, un polastro e do vovi su un cestelo... gavarà pagà lu la comare levatrice, la tosa che porta la creatura in ciesa, quela che porta l'arzentarìa, e i do nonzoli.... po a l'ora del rinfresco, dandoghe la man a la partoriente, el gavarà sporto el regalo per ela e per la creatura: a ela diese, dodese e anca quindese lire, e per la creatura, se la xe 'na putela un bel per de recini, e se el xe un putelo un per de veroni (recini da putei), o se de no, un granelo de diamante per meterlo a la recia dreta... e po dopo vien la crèsima e se el xe un putelo, sta cresima la fa el santolo e se la xe 'na putela so mugier... e qua regai da novo... e cussì el compare no la termina più»... (V. Bernoni. Tradizioni popolari veneziane)» Ma c'è poi anche questo per giunta: che è comune sentir dire, riferendosi appunto alle processioni surricordate: «el mio bambin l'ha fato da anzoleto in Canaregio», mentre «l'ha fato da San Zuanin» non l'ho udito mai.
  10. Bagarìn equivale a bambinello, e a qualch'altra cosarella del bambinello. Bàgari non lo veggo registrato dal Boerio, eppure lo usano. Bagaròto lo dicono al bambino grasso e prosperoso.
  11. È noto il fervido culto de' Veneziani per la Madonna fin dai tempi vecchi. «Erano i nostri antichi assai devoti della B. V.» scrive nelle sue Memorie Venete il Gallicciolli. Parecchie chiese, e campi (piazze) e calli (strade) son intitolati alla Madonna; alla Madonna si rivolgono le calde preci in tempi calamitosi d'epidemia; e il grandioso tempio del Longhena eretto al finire della peste del 1630 è sacro a Maria della Salute. I nostri barcaiuoli la campano adesso miseramente, ma i denari pel lumicino della Madonna ci sono sempre. Ora dunque sotto l'egida di qual nome più valido e più sacro potrebbero porre le nostre donne i lor bambinelli, e a qual madre più potente raccomandarli?
  12. Divertimento.
  13. Vedilo qua.
  14. Questa frase è degna di Zola, come di Goldoni che in una delle sue commedie l'ha fatta sua. Io non saprei davvero trovarne un'altra nella lingua italiana che valga con tanta vivezza a significare quella sensazione come di ondeggiamento che senti ne' visceri del petto durante una intima e grande allegrezza.
  15. Roseto, chè soltanto rose dai alla tua mamma.
  16. Bella come una matrona romana.
  17. Gli dice spia, perchè è sempre con lei, vede tutto quel che fa, la segue dappertutto.
  18. È bellissimo; la gli vuol dire che colle sue grazie, colle sue carezze, colle sue seduzioni le fa fare tutto quello ch'ei vuole.
  19. Sei il mio brigante, perchè fai di me quel che ti piace; sono alla tua mercè tanto è il bene che ti porto.
  20. Il mio ammaliatore, il mio fattucchiero.
  21. Cari que' quattro cenci in cui sei dentro.