Ventiquattro Odi Scelte di Orazio Flacco/Al lettore

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Qualità del testo: sto testo el xe conpleto, ma el gà ancora da vegner rileto.
Edission e fonte ▼ ODE IX. LIBRO III.  →
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AL LETTORE


Finalmente ho determinato di presentarti, o Lettore, due dozzine di Odi di Orazio, da me recate, come vedi, in altrettante libere traduzioni nel nostro veneziano dialetto. Alcuni miei amici, all'incominciamento di questa geniale fatica, cui diedi mano unicamente per recare un po' di sollievo al mio spirito, pur troppo oppresso da significantissima perdita sofferta, vollero ascoltarne taluna, ed ebbero la bontà di dirmi assai grate cose, eccitandomi anche a proseguire il lavoro. Di due quindi le Odi vennero sei, di sei, dodici, finchè giunsero a ventiquattro. In seguito fui da essi pure stimolato a non volerle lasciare per [p. 214 modifica]sempre occulte nel mio tavolino, ed a consegnarle alla pubblica luce; ma ohimè! e come risolvermi ad un tale cimento? e come, sopra tutto ciecamente fidarmi d'una esternata imparzialità? Risolsi pertanto di rivolgermi ad un uomo per sola fama a me noto, e dotto ed onesto, onde potere con piena fiducia appoggiarmi sulla sua franca ed ingenua opinione. Scelto questo degno soggetto, volle egli, per sua non comune politezza e modestia, invitarmi ad un ristretto ma scelto crocchio d'intelligenti uditori per maggiormente confortarmi di quel franco parere ch'io desiderava d'udire. L'effetto ottenuto fu quello di vedere con esuberante compiacenza accolto il tenue lavoro, e promesso spontaneamente dal prescelto mio giudice l'onore della stampa. Essendomi allora sembrato di comparire soverchiamente ritroso se mi fossi mostrato perplesso, accettai di [p. 215 modifica]buon grado la offerta; ed ecco le Odi a te dinanzi stampate. Pensai di aggiugnervi alcune noterelle nello stesso dialetto, in fatto di mitologìa o di storia, a rischiararne alcuna, alleviando, a chi ne ha mestieri, la briga di andar in traccia d'altre spiegazioni. Niente mi sono trattenuto sulle bellezze del notissimo Lirico, nato diciotto secoli fa. Se n'è già detto abbastanza, e chi volesse saperne, troverà bene di che saziarsi nelle innumerevoli traduzioni italiane, non preterendo peraltro, a mio parere, quella del marchese Gargallo, le cui note, oltre al merito singolare di un'eccellente traduzione, porgono, a vero dire, un cumulo di osservazioni, estese con somma intelligenza di causa e con dottissima penna.

Io conosco benissimo che l'opera mia sarebbe fuor di dubbio di gran lunga meglio riuscita dalla maestra mano del sig. Buratti; ma [p. 216 modifica]conosco altresì, che chi può e sa con tanta facilità trar fuori della propria fantasia nuovi e felici pensieri, difficilmente si adatta a riportare quelli degli altri; molto meno a soffermarsi lungamente sopra tali sempre servili e penose fatiche. Ed alcune Canzoncine ed Epigrammi di questo nostro singolare poeta, oltre al tanto già noto, da me recentemente ascoltati, mi hanno fatto conoscere quanto egli sappia raggiugnere le attiche grazie, e quanto in lui possa il prezioso dono della invenzione.

Qualunque siensi pertanto queste mie Traduzioni, io te le raccomando, o Lettore, e spezialmente perdona loro la scarsezza di facilità e leggiadrìa; il che per certo tu dovrai attribuire pur troppo all'età mia avanzata, di cui mi vergognerei accennarti il vero importo. Fammi buono, ti prego, questo tratto di poca mia avvedutezza; e se mai ti venisse talento [p. 217 modifica]di volermi sferzare, ascoltami bene: Non desistere dal farlo, se 'l credi, ma non lasciar però (il che dev'esser proprio degli uomini onesti) di accordare una picciola nicchia, fra le tue critiche osservazioni, a quel pocolino di buono che per avventura fosse in alcuna di queste tante strofette: fa di porre in pratica il tanto noto proverbio veneziano: Un'onta e una ponta.

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