La regata de Venezia/Al Nobile Signor Conte Giovanni Correr

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Qualità del testo: sto testo el xe conpleto, ma el gà ancora da vegner rileto.
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Al Nobile Signor Conte

GIOVANNI CORRER

CIAMBELLANO DI S. M. I. R. A.,

CAVALIERE DI III. CLASSE

DELL'ORDINE DELLA CORONA DI FERRO,

MEMBRO ORDINARIO DELL'ATENEO VENETO,

E DELLA SOCIETÀ DI ALBERTO DURERO

IN NORIMBERGA,

E PODESTÀ DI VENEZIA.


L'opuscolo che io scrissi in soggetto della Regata di Venezia è indubitatamente cosa che appartiene a Voi, Signor Conte Podestà, e perchè siete Quello che con tanta premura e benemerenza si adopera per dar nuovo impulso a questa famosa giostra e perchè a buon diritto Vi spetta tutto ciò che ricorda i patrii oggetti pei quali siete così sollecito ed amoroso.

Standovi poi a cuore che in ciascun incontro di pubblica Festa, e particolarmente in quello di una Regata, abbiano luogo il buon ordine e la tranquillità, e per ciò ottenere [p. viii modifica]impiegando Voi ogni pensiero e ogni cura, non Vi sarà per certo discaro di rilevare che l'operetta mia tende allo scopo di far sì che il popolo, ed in ispecialità i Gondolieri, per l'onor loro e per la loro gloria, prendano esempio dai tempi passati, e si conducano nelle occasioni di questa celebre gara collo spirito di morale e di religione, con cui si diportavano i loro predecessori.

È vero che il mio lavoro nulla contiene di nuovo, sendo la materia trattata con ogni particolarità, e più diffusamente in altre pagine di [p. ix modifica]prosaici Scrittori;ma quelle pagine formano parte di volumi, che non cosi facilmente passano nelle mani di tutti, e forse meno ancora di quel ceto di persone, cui, per lo scopo appunto che mi sono prefisso, immediatamente interessa, o importa che interessar debba l'argomento. Ed è per meglio conseguire il bramato effetto, cui certamente influisce il poter fare con facilità la necessaria impressione, che nel porgere a modello la storia e le circostanze di questo nazionale spettacolo, mi valsi all'uopo delle rime del veneziano comune dialetto. [p. x modifica]

Egli è quindi per tutti questi motivi che con maggior coraggio oso dedicare a Voi, Signor Conte Podestà, questa mia poetica composizione, la quale è bensì piccola cosa; ma, qualunque ella sia, acquisterà sicuramente un titolo alla tolleranza de' miei Concittadini se la sapranno onorata del grazioso Vostro patrocinio.

Accoglietela dunque con un tratto di quella bontà ch'è Vostra propria, ed a cui sapete aggiungere tanto amore e tanto interesse pei Vostri amministrati; i quali d'altronde ed in fatto così degnamente, e con sì savio [p. xi modifica]consiglio ed ottimi successi rappresentate, che, posso dirvelo, meco vi desiderano lunga vita, e sempre dedicata ad esser loro Magistrato.

Aggradite i sensi di quella profonda stima, con cui mi pregio disegnarmi

Di Venezia 12 marzo 1845.



Umiliss. Devotiss. Servitore
CLEANDRO DI PRATA.
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