Pagina:Raccolta di poesie in dialetto veneziano 1845.djvu/5

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solo linguaggio di cui uno mostra di essere particolare coltivatore; ed è poi giustissimo il confessare, che opere molto commendevoli nel medesimo genere contano anche le altre contrade italiane, come ne fanno prova le doviziose raccolte che sono a stampa di poesie scritte in napoletano e in milanese, e tanti leggiadri componimenti pubblicatisi ne' dialetti siciliano, bolognese, friulano, bresciano, piemontese, ec. Io mi limiterò dunque a dirvi, che le veneziane contrade hanno avuto gai componimenti ne' vari loro dialetti sin dal secolo sestodecimo, e che per esempio le Commedie di Ruzante, e le Poesie di Menon, di Begoto e di Magagnò, le une e le altre scritte in lingua rustica padovana, vengono tuttavia lette, studiate, ammirate. I cantori nel vernacolo proprio di queste lagune furono per vero dire in allora assai scarsi, e rimasero eziandio poco noti, se si eccettui un certo Alessandro Caravia, autore d'un curioso Poema intitolato il Naspo Bizzarro, e qualche Canto dell'Ariosto trasformato alla foggia veneziana. Approssimavasi alla sua fine il secolo stesso quando seppe farsi nome Andrea Calmo colle sue Egloghe Pescatorie, e surse contemporaneamente un veneto ingegno, Maffeo Veniero, al quale, se fosse toccato in sorte di condurre una lunga vita sarebbe rimasta certamente una corona di trionfatore nel Parnaso vernacolo.

Ora essendo prima di tutto opportuno dì conoscere le nostre antiche Poesie, ad esse sole io ho consacrati due volumetti: questo primo, che, oltre a qualche componimento popolare pieno di brio, racchiude la Guerra de' Nicolotti e Castellani dell'anno 1521, ch'è una pittura importante di antiche e curiosissime nostre costumanze; ed il volumetto secondo, che dà un piccolo ma leggiadrissimo Canzoniere composto dal Veniero sopraccitato. Tra gli esagerati secentisti non è alcuno che lasciato ci abbia un'opera quale meriti veramente l'onore di ritornare adesso alla luce, e tanto più che non appartiene al genere lirico, mio solo scopo, un lavoro didascalico in dialetto veneziano di Marco Boschini, intitolato la Carta del Navegar Pitoresco.

Era riserbato al secolo decimottavo, e a' giorni nostri correnti l'onore di produrre canti vernacoli di finissimo gusto; e quindi di autori poco è mancati di vita, e di altri tuttavia fiorenti io ho principalmente formato la mia raccolta in altri dodici volumetti. Venite al fonte, o onorevole Cavaliere, e non trepido a dirvi che vi disseterete di acque limpidissime e fresche. Nel vol. I vi occorrerà leggere le Canzonette di un Lamberti che hanno i vezzi di Anacreonte; nel vol. II gli Apologhi dello stesso Autore pieni di vivacità e di sali; nel vol. III le sue Stagioni Campestri e Cittadine modellate sul vero e colorite alla tizianesca; nel vol. IV cento Sonetti, i Cavei de Nina del Dott. Mazzolà, che non hanno invidia della celebre Bella Mano di Giusto de' Conti; nel vol. V alcuni Ditirambi, fra' quali el Vin Friularo del Dott. Pastò che non teme il confronto del Bacco in

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