Pagina:Raccolta di poesie in dialetto veneziano 1845.djvu/524

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bilmente alcune espressioni dell'autore al vero nostro dialetto.

Abbiamo voluto anche noi conservare il cognome anagrammatico di Pirro Teozzi, segnato dal Gamba nella sua collezione di poesie veneziane, e ripeteremo egualmente con lui il desiderio, che tant'altri componimenti di questo autore, Pietro Zorzi, vedessero la pubblica luce, per lo che facciamo opportuno eccitamento a quegli cui toccò in sorte di possederne i mss., e bramiamo di non farlo invano.

Eravamo al compimento della presente raccolta quando a mezzo del sig. Nicolo dall'Armi di Feltre ci venne alle mani il ditirambo sull'uva, che non sarà certo il solo componimento dall'autore dettato. Nacque il Tonelli in Feltre, e cessò di vivere in Venezia impiegato nel giudiziario.

Maffeo Veniero, patrizio veneziano, nacque nel dì 6 giugno 1550 da Lorenzo Veniero e da Maria Michieli, e fu nipote di Domenico Veniero, uno de' famigerati poeti del cinquecento. Appena uscito di educazione in luogo di dedicarsi alle cure del patrio Governo intraprese frequenti viaggi, e visse qua e colà nelle corti de' principi, e specialmente in Roma nel pontificato di Sisto V, ed in Toscana favoreggiato molto dal gran duca Francesco. Essendo ancora in età giovanile ottenne per i singolari suoi meriti l'arcivescovato di Corfù, e a maggiori gradi sarebbe salito se avesse potuto godere di lunga vita. Ignorasi se sia mai stato ad amministrare la sua chiesa, ma sussiste una lettera scrittagli per congratulazione da Giambattista Leoni suo amico1, da cui apparisce, che la dignità ecclesiastica poco dovea essere confacente al suo umore: Non mi posso intieramente accomodare (gli scriveva il Leoni) nel vedervi con questo obbligo tanto repugnante alla natura e alla libertà del vostro vivacissimo ingegno. La dignità è bella, desiderabile, l'avete avuta con condizioni onorevolissime, e ne vengono in conseguenza, per quello che s'è conosciuto, ne' patroni mille argomenti di speranze nobilissime; tuttavia io, che non so tutto quello che è Corte, e quello che si voglia dire arcivescovato, e che conosco il sig. Maffeo, vorrei piuttosto vedervi luogotenente del primo nobile, e ogni altra cosa maggiore, che sentirvi contra al vostro genio volger catechismi, pensar a cura d'anime, a ministeri de' sacramenti, a visite di diocesi, a prediche, e ad altre così fatte obbligazioni necessarie all'offizio e carico vostro. Una pittura poi del suo ingegno l'abbiamo in altro brano di lettera da Giuliano Goselini indirizzata al suo zio Domenico2: Il sig. Maffeo venne a vedermi per moltiplicarmi i favori. Trovailo di presenza, di creanza, e di maniere amabilissimo oltramodo; di poesia poi e di

  1. Lettere familiari. Ven. Gio. Battista Ciotti 1592 in 4° pag 1. La lettera porta la data 3 maggio 1583.
  2. Sta in fronte alle Poesie dei Venieri, ediz. di Bergamo, Lancellotti, 1751 in 8.°.
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