Pagina:Raccolta di poesie in dialetto veneziano 1845.djvu/520

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accidenti del giuoco, il calor delle pugne, la bella imparzialità del cantore, tutto piace e rallegra; e se si eccettui una qualche voce oggidì messa fuori di uso, ma di cui è facile indovinare il significato, il vernacolo usato riesce pienamente intelligibile a fronte della sua antichità. Ebbe il chiar. Gamba per esemplare, nella edizione delle migliori poesie in dialetto veneziano, un'assai rara, e poco nota, stampa fatta in Venezia per Giacomo Vincenti, 1603 in 12.° per opera di un meschino uomo, il quale si è nascosto sotto il nome di Comogolo di Stentai Mazorbian. Questi nella dedicatoria scrive di aver potuto carpire dalla bottega di un pizzicaruolo l'originale, ch'egli ha reso pubblico nella sua Lengua antiga Venetiana dopo di avelo fatto esaminare da uomini giudiziosi et eccellenti che lo hanno innalzato tutti a trombe e a piffari, e celebrato più che no se fa el Morgante Maggiore, el Petrarca, e Olimpio da Sassoferato ec. Senza bisogno delle ampollosità di questo secentista è certo che fu fatta buona accoglienza al poemetto, che con molta fatica venne dal Gamba ridotto ad una buona e chiara lezione.

Nacque in Venezia, ma visse ramingo ora in Francia, or per Italia, finchè dopo varie e curiose vicende compì il suo corso verso l'anno 1613. Tra le opere, che gli procacciarono maggiore stima, sono da ricordarsi le sue critiche al celebre Pastor Fido, un Discorso della Poesia rappresentativa, Ferrara 1598 in 8.°, e l'operetta intitolata Del Buon Segretario, Libri III. Roma 1594 in 4.°, assai lodata da Apostolo Zeno, e più volte venuta a luce. Maggiori notizie intorno alla sua vita e alle sue opere possono aversi nella storia della Letteratura Italiana del Cav. Tiraboschi, nella Vita del Cav. Marliani del P. Affo, e nella Vita di Torquato Tasso dell'Ab. Serassi.

Ebbe i natali in Venezia nel dì 6 aprile 1709 da Gio. Francesco Labia senatore, e dalla nobilissima dama Maria Civran. Per vivere in una filosofica oscurità, e dedicarsi agli studi ed alle amene lettere latine e italiane, evitò di prendere posto negli affari della sua repubblica, e vestì collare di abate, il che non gl'impedì punto d'incontrare nozze legittime con una sposa di rango al suo inferiore. Che fosse uomo di calda fantasia, di prontezza d'ingegno, e di cuore repubblicano, lo dimostrano i pochi, ma leggiadri, sonetti qui inseriti. Che fosse di rettitudine religiosa e di tenace proposito nelle sue opinioni lo dimostra la bella Arringa al Senato, mirabile per la naturalezza con cui è dettata, facendo sì che appena possa il lettore accorgersi d'essere essa legata alla terza rima. Si pubblicarono i Sonetti e l'Arringa per la prima volta nell'edizione del Gamba, che fu assai grato al dottissimo mons. Giambattista Rossi can. arciprete della cattedrale di Treviso, il quale, secondando le istanze dell'egregio Petronio Maria Canali, cedette a graziosa prestanza un manoscritto dall'autore medesimo postillato. L'Arringa non è mai stata condotta a compimento, e dopo l'ultimo verso si legge: l'autore di più non

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