Pagina:Alghe della laguna.djvu/4

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tornarvi coi capelli bianchi bensì, ma col cuore giovane ancora e caldo dei primi affetti che non invecchiano coll'età!

Questi versi sono o un sospiro d'amore: Magari!, o un ritorno doloroso al passato: Che pecà!, e fra questi due estremi, le speranze e le memorie, le dilicate ed intime confidenze che il cuore mormora a bassa voce nei dolci colloquii a quattr'occhi, quando la lingua riprende l'antica semplicità, rigettando i solecismi spagnuoli e tedeschi del voi e del lei.

Nina era spesso una persona vivente, non l'amica impersonale e l'idolo del pensiero: ma allora la frase scherzosa moriva sovente in un amaro presentimento, o in un voto troppo lontano dall'avverarsi. Nina diventava Venezia! Nina era il nome che epilogava in sè stesso tutte le memorie del passato, tutte le speranze dell'avvenire. Il giorno di Sant'Anna (Nina) diventava l'anniversario d'una speranza sempre fallace e sempre rinascente dalle sue ceneri!

Ma quest'anno Sant'Anna sta per mantenerci le sue promesse. E Venezia ci tende le braccia, e Nina ci sta aspettando dal suo terrazzino, pronta a sventolare dall'alto la bandiera tricolore, riposta ma non consegnata al nemico, e non macchiata da ignobili transazioni.

E aspetta che i colombi di San Marco vengano a darle l'annunzio che gl'Italiani hanno superato le foci custodite del Lido e di Malamocco, per celebrare le nuove sposalizie della terra col mare, del Leone alato dell'Adriatico coll'Aquila romana, che rompe il suo guscio, e rigetta, come viva crisalide, la larva mostruosa che ne deformò le sembianze....


Dall'Ongaro.





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