Pagina:Sonetti fatti adesso da nevo da un de Sottoriva.djvu/7

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                    Giè com’è galavroni
Da tegnir là in t'una sinigoga,
68O metergi tin Galea, dir stà lì, e voga,
                    Ligarghei con na soga.
Colli da stuppar busi à la berlina,
71O an sogatto un sabbo da maitina.
                    Giè proprio una gallina
Da lassargi tri dì in capella in covo,
74Po così vivi farde un pasto al lovo:
                    Mettergi sotto al zovo
Sti gaioffi, lor giha ghe i par l'ancroia,
77Spalle da faro un par de staffe al boia.
                    No besogna dir, moia,
Che i merita ogni struscio, ogni tormento,
80Per le preve che i fa con mal talento:
                    Brusargi, e trargi al vento,
E, se mi fusso signoro a bacchetta,
83D'altro ch'è scrivro ghe dareo la stretta,
                    Zentaia maledetta.
Ghè po an de ste invidiose forfantelle,
86Che è brutte, e triste, e dà tara alle belle;
                    Scomenzando da quella,
Che desmostra al me ben d'esro so amighe,
89E po per refe le ghe rendo ortighe.
                    Ma giè tutte vescighe,
Che l'è cosi galanta criatura,
92Con mai podesso faro la natura
                    Gratiosa, honesta, e pura.
E chi cerches Verona da bon sen,
95No catarà el pi bel viso seren.
                    Sempro ghe vorrò ben,
Ben d'honorevolezza, e d'honestà,
98Con dè faro un crestan; s'in verità.

Fin

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