Pagina:Raccolta di poesie in dialetto veneziano 1845.djvu/7

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Se avisa el Proto de la Stamperia;
     Che dovendo stampar in venezian,
     No se deve osservar l'ortografìa,
     Come ricerca el bel parlar toscan.
     5Do p, do t, do r, mal starìa,
     In Bepo, Fruto, Guera, al dir nostran;
     Le s'à da radopiar in uzzo e in azzo,
     Come Luzzo, Mastruzzo, Giozza e Brazzo.
Anzi per no se unir col toscanismo,
     10Ma seguitar la nostra antica usanza;
     Quel che sarìa in le scole un barbarismo;
     Plural e singolar stà in consonanza,
     Quei ridono diràve un da Fiorenza,
     Qua la pratica e l'uso fa sentenza.
15La parola cussì, con altretante,
     Per levar ogni equivoco ai letori,
     Chiama do' ss, un solo no è bastante,
     El diràve cusì per i sartori;
     Cucito scriveràve un bon cruscante;
     20Onde, aciò no stè a far miera d'erori,
     Un aviso ve dago per scurtarla:
     Se scrive in venezian come se parla.

Gustato che avrete, o egregio Cavaliere, del banchetto che vi ho imbandito, farete in guisa di rimettervi in voglia di vedere ancora una volta la mia Venezia. Venite a risalutarla, ed io festeggerò il vostro arrivo facendo sì che dalla voce melodiosa di qualche ninfa di queste lagune possiate sentirvi ripetere le belle canzoncine di Buratti e di Lamberti. Allora con sempre maggiore piacere rinnoveremo anche nel veneziano vernacolo i nostri cari colloquii lungo la riva degli Schiavoni e fra i viali ora divenuti ombrosi di quel Giardino che per la sua singolare collocazione voi trovavate un incanto.

Vi rinnovo le proteste della mia verace considerazione.