Pagina:Delli componimenti diversi di Carlo Goldoni 1.djvu/152

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3Titta. Compare 1 Cocchio, me consolo tanto.
     Donca sè servitor, come son mì.
     Co la spada, e el baston parà altrettanto;
     Ve credeva un Milordo, e ancora pì? 2
Cecco. Metter vorreste de' Cocchieri il vanto
     Coi Gondolieri? Tit. Mì digo de sì.
     Informeve, Sier 3 Mammara, de Nù;
     Servitori da Barca, e po no più.

4Cecco. Mammara, che vuol dir? Tit. Vuol dir amigo. 4
Cecco. Che occorre dunque cinguettare al vento?
     Son Uom di pace, e volentieri non brigo;
     E men con Voi, che vi capisco a stento.
Titta. Anca mi son delle custion nemigo:
     Scampo tre mia lontan co ghe ne sento.
Cecco. Dunque in terra scendete, e discorriamo.
     5 Mammare tutti e due vogl'io che siamo.

5Titta. (Oh! mo lo voggio goder). Aspettè,
     Ligo a un palo la barca, e son con vu.
Cecco. Come diamine un uom può stare in piè
     Su quella poppa senza cader giù?
     Sur un filo si regge. Oh per mia fe
     Star agiato in cassetta è meglio più.
     Egli cade.... Gesù! che agilità!
     Come Caprioli saltano. Tit. Son qua.

6Cecco. Rimescolar voi mi faceste un poco.
Titta. Cossa vol dir rimescolar? Cec. Vuol dire,
     Che veggendovi far cotesto gioco,
     Davvero i' m'ho sentito impaurire.
Titta. No disè più cusì, che qualche alloco;
     Co sto rimescolar rimescolire,
     El crederà parola Fiorentina
     6 Mescola da menar la Polentina.

  1. Barzellettando i Gondolieri dicono Cocchio al Cocchiere.
  2. Ancora più.
  3. Parola ingiuriosa, come a dire babbeo ec.
  4. Amico: quì il Gondoliere si burla dell'altro.
  5. Crede di dire amici.
  6. Un bastone rotondo, con cui si dimena la farina gialla, e si fa la polenta.