Pagina:Canti popolari vicentini.djvu/10

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Spirerò nobil sensi a' rozzi petti,
Raddolcirò nelle lor lingue il suono;
Perchè, ovunque io mi sia, io sono Amore
Ne' pastori non men che negli eroi;
E la disagguaglianza dei soggetti,
Come a me piace, agguaglio; e questa è pure
Suprema gloria e gran miracol mio,
Render simili alle più dotte cetre
Le rustiche sampogne.

Tasso; Aminta, Prologo.


I.

El geri1 sera ho visto la me Nina
In t'un giardin che la coglieva2 i fiori
Gh'ho dimandà 'na3 rosa gentilina
4Bela de fogie4 e carga de colore,
Ela me rispondè5 col muso storto,
Che andasse a odorare i tulipani,
Chè questo l'è un giardin e no l'è un orto,
8No l'è un fiore da dar a barbagiani.
E sta parola l'ho acetà d'amore:
La me l'ha dita con boca ridente,
La me l'ha dita co un certo tenore
12Com' dire che ghe andasse un poco arente.
Ghe dimando se la6 se contentava
Che andasse a acompagnarla in fin a casa;
La me risponde co una bela grazia
16Che facia quel che voglio7 purchè tacia.
— Vu me dirì8 che son tropo curioso
Dimandarve se avì nessun moroso:
Vu me dirì che no gavì nessuno
20Per no farme saver che si9 impedia:
Ma no è possibil che no aviè qualcuno

  1. El geri, jeri.
  2. coglieva, nel dialetto usasi più comunemente rancurar, dispicar, o altro.
  3. 'na per una dicono anche i contadini toscani. Vedi Canti popolari raccolti dal Tigri, e dal Tommaseo.
  4. fogie, foglie.
  5. rispondè, sincope di rispondette invece di rispose.
  6. Il popolo appoggia la voce sulla sesta : esso fa servire la grammatica e la lingua all'armonia del verso.
  7. voglio, più comunemente vogio.
  8. dirì, direte; così avì e gavi per avete; per siete; aviè, abiate; fè, fate; andè, andate; portè, portate.
  9. , siete.