Pagina:Canti pel popolo veneziano.djvu/9

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mi alla virtù, all'amore di patria, alla vendetta de' ricevuti affronti. E solo dopo tutto ciò, ma come premio dovuto al valore, come corona della vittoria, l'amor concedeva un baleno di speranza al prode cittadino, che coronato il capo, sudante e sanguinoso dell'alloro dei vincitori, tornasse a rivedere le patrie mura. Per tal modo la donna, avvilita e vituperata nelle canzonacce che corrono pel volgo oggidì, figurava in quelle antiche ballate, nei laj, virelaj, romanze, serventesi, come un genio animatore, come l'angelo del premio, e serviva così al vero e miglior suo destino!

Le città italiane abbondarono anch'esse di tal genere di poeti popolari; ma questi sparirono tutti col dileguarsi dei secoli della cavalleria; quando le menti non più agitate da repentino entusiasmo, parvero anche le mani men pronte a conceder larghezza, d'onde usciva il pane pei poveri vati; quando al furore degli armeggiamenti e delle stragi cittadine, prevalse il mite affetto all'arti belle ed alle lettere, ed in luogo di corazze, d'elmi, e di scudi, incominciarono a diffondersi libri stampati, ed a leggersi.

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