Pagina:I sogni.djvu/86

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2.°

E fin che çerte case
arse de vecio fumo
le côa1 soto le gronde
4el lustro padronal,

e in brasso a 'na Madona
che dise «me consumo!»
se smorsa le finesse
8de San Zùane in val,2

  1. côa: covano
  2. La chiesetta di San Gio. in valle è ricordata alla fine dell'ottavo secolo nel — ritmo Pipiniano — ma in tempi più lontani credesi esistesse un cimitero cristiano fuori mura, dal quale forse derivano le due splendide arche romano-cristiane della cripta (Sec. V). — Fu rifabbricata dopo il terremoto del 1117 dal vescovo Bernardo, in forma romanica a solo tufo, tre navi, con colonne a capitelli corinzieschi e zoologici e tre absidi lavorate assai finemente, con materiale primitivo. — A destra della chiesa incorporata nel muro (ora isolata) si presenta la più vecchia e la più bizzarra delle edicole votive esistenti a Verona. — Nel cortile a mano destra, l'avanzo del chiostro (loggia a colonnine accoppiate, reintegrata nel 1907). — Il padiglione sulla porta della facciata è decorato da un affresco attribuito a Stefano da Zevio.

    (S. M. Spaventi - o. c.).
    *
    * *

    A proposito della reintegrazione di questa chiesa l'amico S. M. Spaventi scriveva sul Pro Verona da lì a non molto:
    «L'insipida cancellata che sacrifica in una teoria di lancie quel povero San Giovanni sciancato; il chiostro mutilo e sbiadito, con la vite ben pettinata per mitigare il sole sulle incaute borelle di un venerabile patronato, sembrano creati a bella posta per provocare lo sgomento delle cose perdute, il rimpianto del cortiletto distrutto, con la loggia accennante fra i festoni della vite abbandonata al capriccio tortuoso dei tralci e tra una vegetazione smagliante di rampicanti e di fiori, il rimpianto dell'edicola vetusta costretta nel muro rusticale, come le vestigia medioevali tra le case circostanti, poetizzata a primavera dalla fedele rifioritura di un vecchio susino».

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