Pagina:Poesie e satire di Pietro Buratti veneziano.pdf/251

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ANNOTAZIONI

1. Chi potrebbe mai credere che un prete mendico e senza camicia al deretano avesse la pazzia di gettar miseramente alcune centinaia di franchi per divertire le sue donne di casa, e di comprendere in queste una celebre Prostituta, che faceva un tempo l'onorato mestiere in calle lunga a Santo Moisè, e ch'egli ebbe il merito di condurre nella via del Signore? Eppure l'è così. Marienis è un modello di stravaganze e di contradizioni tutte nuove. Riscosso appena dal Governo un migliajo di lire italiane, che gli si dovevano come vecchio Maestro delle Scuole Cantonali trovò conveniente di proporre a questa partita muliebre un viaggetto a Padova, a Vicenza, a Bassano, e di ammalgamare la così detta ex Meretrice Menega Pettona, maritata in Padova con uno dei fratelli Baffo ch'era prima suo drudo nel postribolo. Istruito del grazioso anedoto mi propongo di approfittarne per divertir la tavola, ma non volendo questa volta attaccare il prete di fronte m'apro il campo a descrivere i beni e i mali della mia possidenza in Zero e ripeto la poca volontà di far versi dal grandissimo imbarazzo in cui si trova un poeta condannato alle cure nojose d'un'amministrazione.

2. La mia maggior tenuta è a Zero, nome del più tristo augurio.

3. Li fratelli Maij, casa di ricchi Banchieri Tedeschi, mancati al commercio per intemperanza di speculazioni, un'anno dopo che verso congrua ipoteca in fondi, io mi era determinato di dar loro a prò la somma vistosa di sessantamila franchi. Eccomi dunque agricoltore mio malgrado, ed in preda a tutti quegli infortuni che accompagnano i possidenti.

4. Ogn'arrivo d'un gallo o d'un cappone era accompagnato dalle grida fastose delle cognate, che al numero di tre sopracaricano il poeta dopo il suo matrimonio speculativo con l'ex Governante di casa.

6. Nomi illustri de miei coloni.

7. Rivolta in aspettata all'Abate.

8. S'allude ai mille franchi d'arretrati scossi pel governo per un tratto di cieca fortuna.

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