Pagina:Le Rime Veneziane e Il Minuetto.djvu/18

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propria al pensiero poetico. Aggiungi, che lo scrittor dialettale non può mai allontanarsi da quella popolare semplicità, ch'è nella essenza stessa d'ogni vernacolo; sì che, efficacia, chiarezza, semplicità, in prosa e in versi, cooperano alla migliore interpretazione e riproduzione del vero, fine supremo dell'arte.

Ma è propria de' dialetti, sì tenacemente custoditi dal popolo, la volgarità, nel significato spregiativo della parola. Intendo per volgarità, quella sboccata forma di linguaggio, quel turpiloquio non bello anche se imaginoso, quel dizionario di parole e motti inverecondi, che l'ignoranza e la nessuna abitudine del viver fra gente a modo, mantengono in fiore in certi ritrovi plebei.

L'artista, il quale voglia rappresentare il popolo minuto, dee, naturalmente, studiarlo nelle costumanze sue; ma ritrarlo com'è, non vuol dire ripetere le parole maloneste e le bestemmie e gl'ignobili motti. Bisogna farlo pensare come pensa e parlare come veramente parla; bisogna coglierne l'anima, senza lasciarsi adescare da quelle intemperanze di forma, le quali rese con arte e misura, possono colorire un suo momento caratteristico, non mai darci intera e sincera la sua fisonomia.

Dico questo, perchè qualche ignorante

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