Pagina:I sogni.djvu/79

Da Wikisource
Jump to navigation Jump to search
100 percent.svg
Sta pagina la xe stà trascrita e rileta.


dove potevo io scegliere i miei personaggi, per farli muovere nel teatrino suggestivo della ballata?

Lassù — sul colle di San Pietro, una reggia autentica, quella di Alboino re e marito di Rosemunda: reggia assunta ad orrenda notorietà per la cena macabra, che Giovanni Prati ha cantato e solfeggiato così bene. — Lassù, attorno a quei blocchi muscosi, vicino ad una fontana di amore e di giovinezza, ho richiamato dal sonno eterno del buio medioevo, tre spiriti maligni, tre fuochi fatui, tre voci di una canzone monumentale, vindice e solida, come un cippo romano.

Voci, ora serpeggianti in segreto di congiura e di veneficio, nella piena baraonda di una notte pagana (notte di bacio e di fuoco), ora solitarie e furibonde nei meandri di un palazzo maledetto, dove Re Teodorico incontrò tale avventura infernale di caccia, che lo portò da prima all'Erebo e con l'andar dei secoli sulla divina facciata della basilica di San Zeno, per lo scalpello di Mastro Nicolò — che ne tramandò la leggenda.

Traesto fora da Wikipèdia - L'ençiclopedia łìbara e cołaboradiva in łéngua Vèneta "https://vec.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:I_sogni.djvu/79&oldid=66936"