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ALGHE DELLA LAGUNA.

RIME VERNACOLE.


Al Direttore della Nuova Antologia.


Voi mi domandate un fiore da mandare a Venezia per festeggiarla, secondo l'uso antichissimo di Firenze, nel Calendimaggio della sua libertà.

Io non ho che pochi fiori secchi, poche alghe marine come quelle che sogliono conservare gli amanti tra i fogli del libro de' Ricordi; ma tali quali sono ve le presento, e voi presentatele alla bella e desiderata Venezia, come prove della costante memoria e del religioso affetto che i suoi figli raminghi le hanno sempre serbato.

Nutrito anch'io del suo latte, educato a balbettare le prime parole nel suo dolce idioma, ho dovuto passare la migliore pare della mia vita lontano da lei. Quante volte io speravo di riposarmi nelle sue poetiche lagune, altrettante una trista fatalità mi obbligava a lasciarle. Meno infelice finchè da Padova, da Trieste, dall'Istria poteva ancora sentire la sua loquela e spirare la brezza che mi veniva da lei! Ma dopo il 1848 una mano di ferro mi respinse per sempre, un decreto inflessibile mi stette sul capo, un lago di sangue, sangue dei miei fratelli ed amici, si frapponeva tra noi.

Alla vista de' suoi martirj e all'insulto de' soldati e de' birri dell'Austria, ho preferito l'esiglio, la miseria, la fame. Ho preferito andarmene colla mia famigliuola per terre lontane, dove la mia parola, unico mio tesoro, suonava sconosciuta e poco gradita. Ho dovuto vestire di fogge non sue, il pensiero della mia mente, il sospiro del cuore, costretto ad esprimere con voci straniere quei moti, quelle emozioni, quei fremiti che non hanno valore che nella lingua natia. Poeta, ho rinunciato per

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