Fa nana fantolin de la Madona

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Qualità del testo: sto testo el xe conpleto, ma el gà ancora da vegner rileto.
I. Fa nana fantolin de la Madona
1844
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I


Fa nana fantolin de la Madona,
Fa nana anema mia, che mi te vardo,
Fa nana pignoleto de to nona,
E de to nono bel pometo sguardo;
Del to caro papà speranza bona,
Mio zensamin, e po zegio gagiardo;
Fa nana coresin fra nu vegnudo,
Per esser de san Marco un zorno scudo.


Questa è la cantilena che una donna del volgo, ai tempi amichi della repubblica intuona, sopra la culla del suo bambinello per conciliargli il sonno. Andiamola analizzando.

La voce fantolin è sinonimo di bambino, ed è molto [p. 18 modifica]usata nel popolo veneziano. Una madre in collera non darebbe mai questo vezzeggiativo ad un suo figliuoletto, avvegnachè egli sia una emanazione dell' amore soltanto, e della tenerezza.

De la Madona, frase anche questa comune a Venezia, nella quale è inchiusa, diremo quasi, una benedizione. — E per verità, può darsi nulla dì più toccante d'una madre mortale che consacra alla immortal Vergine la propria creatura, come alla più tenera e migliore delle madri? Aggiungasi, che per una superstiziosa credenza invalsa nelle cittadine veneziane, la quale dileguavasi solamente sulla fine del secolo scorso, se pur del tutto è scomparsa, credevano esse, le streghe venir sovente sopra i loro figliuoletti dormenti, con diabolici artificii ad ammaliarneli; per cui, o funeste infermità, od una invincibile sventura piombasse loro adosso per tutto il resto della vita. — Ponendoli pertanto sotto l'egida d'un nome sì valido e sacro, le buone e cristiane madri si teneano sicure da ogni sortilegio.

Che mi te vardo. Pare che l'amorosa donna dicendo al suo bimbo io ti guardo, voglia esprimersi così. «Dormi angioletto mio, dormi sereno e confidente, chè la tua madre è qui attenta a vegliarti, pronta a proteggerti da ogni sinistro il capo adorato; la tua madre affettuosa, che tutta tripudia di gioja nel contemplare le tue sembianze.» Tanta significazione ha una parola, che par nulla a non fermarvisi sopra! [p. 19 modifica]

Pignoleto de to nona. Ciò allude ad una costumanza. Le vecchie nonne veneziane di povera condizione, alloraquando si recavano a visitare la famiglia de' loro figliuoli, per non affacciarsi a' nipotini che correano loro incontro, colle mani vuote, in luogo di dolci e confetti che valessero troppi denari, accostumavano di regalar loro de' pinocchi; ond'è che la madre per vezzo dà al bambino il nome stesso di quel frutto, quasi accarezzando e precorrendo col pensiero quel momento, che divenuto esso grandicello, l'ava sua carreggiandolo sulle ginocchia lo farà contento d'un simil dono.

De to nono bel pometo sguardo. Sguardo nel dialetto ha significato di vermiglio, di rubicondo. Il pomo poi è tra' frutti un de' più cari. Ed ecco perchè il paragone s'è affacciato alla mente della nostra interlocutrice, stringendo col mezzo di due semplici e pure idee una catena di affetti santissimi, e di pensieri dilicati e cari.

E qui ha termine, per così esprimerci, la prima parte della canzone. Ora sottentrano idee più generose, voti diversi.

Del to caro papà speranza bona. Invocazione questa che ha sembiante d'una profezia; mentr'esso, in fanciullo, adempirà i voti del suo genitore che apparentemente indura sotto l'armi a prò della patria; crescerà somigliando a lui, e battendone l'orme nella onorata carriera.

Legasi però col verso testè riferito quest'altro. Mio zensamin, e po zegio gagiardo.. «E tu, (intende dire la madre) [p. 20 modifica]che ora affidato alle sole mie cure femminili, sei il mio gelsomino (zensamin) fragrante e gentile; fatto un giorno adulto, educato alla scuola del tuo genitore, diverrai più suo che mio, ti vedrò crescere in aspetto di un giglio (zegio) vigoroso (gagiardo) ed appariscente, e formerai la gloria di questa poveretta, che ti ha posto al mondo.» Or dunque

Fa nana coresin «dormi, dormi cuoricino mio, perchè i sonni ti ringagliardiscano la lena, ti facciano crescere sano e robusto, poichè il Cielo ti ha mandato fra noi acciochè tu sia un giorno scudo e difesa della tua patria.»

Compendiato per tal modo in poche e semplici espressioni dettate dall'affetto e dalla purezza d'una mente che ritrae dall'anima, troviamo in questa strofa un presente ed un avvenire, una speranza ed una generosità disinteressata, che ci richiamano ai tempi delle madri di Sparta e di Roma. Molto può infatti l'esempio e l'incitamento a formare dei prodi; ma quel valore, quell'ardente entusiasmo, quella svisceratezza, che una madre generosa instilla col latte e coll'assiduità della voce nei suoi figli, è la principal base degli eroi. E di tal tempera esser debbono state, a giudicar dagli effetti, le donne veneziane. Nobile e commovente cosa doveva dunque essere ai tempi guerrieri della repubblica, trascorrendo per le molteplici vie della città, porre l'occhio accidentalmente ad una porta socchiusa, o ad una finestretta, e scorgere una donna dimessa ed oscura, seder presso la cuna [p. 21 modifica]d'un bambino, ed udirla esprimersi con sentimenti così soavi ad un tempo e generosi!

Quanto poi alla efficacia del dialetto per esprimere al vivo lo spirito ed il valore dei pensieri, credo aver dimostrato con questa breve analisi non poter essere maggiore. Alla gentilezza dell'idea risponde fedelmente la gentilezza della parola, alla forza la forza, e sentesi nel tutto risuonare un'armonia che le orecchie ed il cuore solletica e lusinga.

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